Il marmo racconta le navi romane naufragate nel Mediterraneo

Ricostruire le antiche navi da carico romane inabissatesi nei mari dell’Italia meridionale partendo dall’unico reperto possibile, il carico stesso. Non un carico qualunque, ma i marmi che quelle navi trasportavano, indistruttibili tracce di un passato remoto, strumento indispensabile per questo ambizioso progetto chiamato “Le rotte del marmo” portato avanti da un gruppo di ricercatori dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Un viaggio alla ricerca di questi giganti di pietra, della loro disposizione rimasta inalterata per millenni che permette di risalire alle dimensioni e alla forma delle navi da trasporto di cui le profondità marine non hanno voluto restituire nulla.

L’ultima di queste avventure sottomarine è avvenuta in Sicilia, al largo dell’isola delle Correnti, luogo in cui è “sepolto” il più grande carico di marmi mai ritrovato nel Mediterraneo, 290 tonnellate di marmo preconnesio, una qualità di marmo bianco, con striature grigio-bluastre, una delle più utilizzate nella Roma imperiale e proveniente da Marmara in Turchia. La datazione di questo carico si aggira intorno al III secolo Dopo Cristo. I dati raccolti, che consistono nelle fotografie dei marmi naufragati, serviranno alla ricostruzione in 3D della nave che li trasportava, grazie all’aiuto di ingegneri navali che potranno portare alla definitiva immagine dell’imbarcazione, nelle dimensioni, forma e caratteristiche idrostatiche originali.

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